martedì 22 gennaio 2013

Tommaso di Carinola contro Federico II

Il borgo medievale di Casertavecchia


Il secondo signore di Carinola appartenente alla famiglia di Lauro-Sanseverino fu Tommaso, figlio di Roberto e Adelagia. 
Da un documento del 1221 risulta che Adelagia e suo figlio Tommaso donarono alla chiesa di S. Spirito, in territorio di Carinola, in loco ubi Farralis dicitur… una starciam de Rapidella et casam Mauri et Farrale et molendinum et venam… de Picrone cum aquis et piscariis et viis et cum omnibus et pertintentiis suis tam de demanio quam de feudi et tenimentis(Tescione, pag. 57)


Tommaso non era solo conte di Caserta e di Carinola, ma di tantissime altre contee ereditate dal padre, tra cui Sessa e Teano, e questo  gli dava un peso decisionale di rilievo. 
Sposò Siffridina (chiamata anche Manfredina) che qualche studioso vuole della famiglia dei conti Gentile (Stroffolini), altri della famiglia Borrello (Capecelatro), in realtà non si sa di preciso da quale famiglia provenisse. Tuttavia quel nome cosi unico di “Siffridina” potrebbe portare a quel  ferrigno Diopoldo che fu capitano di Enrico VI ed il cui fratello  Siffrido, conte di Alife, nel 1221 consegnò la sua contea alle forze imperiali. 
Un caso o Siffridina potrebbe essere nipote di Diopoldo e figlia di Siffrido? In questo caso sarebbe cugina dello stesso Tommaso. La ricerca è ancora aperta.


Quando Federico II tornò nel Regno di Sicilia dalla Germania dopo otto anni di assenza, mise subito mano alla riforma del Regno appena giunto a Capua, dove iniziò la sua azione legislativa.  
Con  la legge De Regnantis Privilegis strappò ai baroni molta della loro forza, togliendo loro rocche e castelli  che andarono a far parte dei domini reali.  
Con tale legge, i baroni furono considerati in base ai servizi resi al re e non più in base alle terre possedute. Questo non piacque a quei baroni che, come il nostro Tommaso, basavano la loro forza sulle immense proprietà che possedevano e che ora, nonostante esse, vedevano diminuirsi nettamente il loro potere. 
Ribellarsi al nuovo re e imperatore e preferire l’altro candidato che era stato escluso dal papa, ossia Ottone IV, fu una naturale conseguenza di questa legge.


Ma Federico, nonostante la giovane età, non era certo uno sciocco. Capì subito che doveva liberarsi di Tommaso di Caserta,  di Ruggiero dell’Aquila, conte di Fondi, e Giacomo Sanseverinoconte di Tricarico che erano i più agguerriti contro di lui e cercavano di  sollevare altre contee.  
Federico non perse tempo e corse subito ai ripari. Come primo atto, in base alla legge da lui emanata in quello stesso 1220, tolse la Rocca di Monte Dragone (Mondragone) a Ruggiero di Fondi che la teneva e la inserì nei domini reali. Tre anni più tardi, nel 1223 convocò in Sicilia,  per la lotta contro i Saraceni,  Tommaso di Caserta, Ruggiero di Fondi, Giacomo di Sanseverinoconte di Tricarico.
Quando essi giunsero in Sicilia, Federico li fece arrestare ed incarcerare, sbarazzandosi in un solo colpo dei feudatari più turbolenti e sospetti del Regno. 
L’anno dopo, nel 1224, i tre conti furono liberati per l’intervento di papa Onorio III. Furono  però mandati in esilio e le loro proprietà confiscate. Uscirono quindi dal Regno, lasciando in ostaggio i propri familiari, figli o nipoti. 
Tommaso di Caserta lasciò nelle mani del re suo figlio Riccardo.


Da un documento federiciano di una concessione feudale in Lauro ad un certo Gervasio Francigena risulta che Tommaso fosse morto prima del 1231. 
Che cosa  sia accaduto alle varie contee tenute da Tommaso dopo il suo esilio  non è facile saperlo. 
Probabilmente alla sua morte, molte contee, non tutte, furono restituite ai legittimi proprietari, perché, nel 1232, Siffridina e suo figlio Riccardo vengono chiamati nuovamente “contessa e conte di Caserta” in una sentenza della Magna Curia di Melfi (Pagano, pag. 179).   
D’altra parte non poteva essere che così, perché Riccardo, il figlio di Tommaso, da ostaggio nelle mani del suo nemico, divenne uno dei più validi collaboratori di Federico, fino al punto da sposarne la figlia naturale, Violante, e diventarne genero
Ma questo sarà argomento del prossimo articolo. 
cdl






Alcuni testi consulti


Ammirato Scipione – Delle famiglie nobili napoletane – vol. 1 –Firenze, 1580

Archivio - storico per le province napoletane -  vol. 3 –Napoli, 1878

Capecelatro Francesco – Storia del Regno di Napoli – Napoli, 1840

Garruccio Giovanni – Napoli e sue vicende storiche – Napoli, 1849

De Burigny Jean Levesque – Storia generale di Sicilia –Valenza, 1788

Esperti Crescenzio – Memorie istoriche ed ecclesiastiche della città di Caserta  in Historiae urbium et regionum Italiae rariores – vol. 145 – Napoli 1773-75

Martucci Ettore – Romano Anna Maria – Caserta la città reale - Napoli, 1993

Pagano Francesco Mario – Considerazioni sul processo criminale – Napoli, 1787

Stroffolini Giacomo – Contea di Capua – Napoli, 1885

Tescione Giuseppe – Caserta Medievale e i suoi conti e signori –Caserta, 1990

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