domenica 19 gennaio 2014

I vescovi carinolesi del periodo avignonese



 
Alphonse de Neuville- Sciarra Colonna schiaffeggia Papa Bonifacio VIII

Quanto fosse stato vantaggioso per il Papato l’aver chiamato in causa gli Angioini contro gli Svevi è difficile dirlo. Sul piano politico, la vittoria sugli Svevi aveva permesso al Papato di riavere un ruolo  predominante in Italia,  ma quella stessa vittoria era stata pagata a caro prezzo. L’alleanza della Chiesa con la monarchia angioina e con la borghesia guelfa italiana aveva portato ad una sempre maggior ingerenza dei francesi sulla Santa Sede e sull’ intrigante vita politica delle città, nella  quale i francesi intervenivano sempre più largamente. 
L’asservimento della Curia romana agli Angioini fu operato tramite un susseguirsi di papi francesi sul trono di Pietro e la stessa monarchia francese non nascose la propria intenzione, simile e forse più pericolosa di quella degli Svevi, di aspirare al totale dominio sull’Italia e nel Mediterraneo. La Francia riuscì a raggiungere una posizione prominente con Filippo IV il Bello, il quale, costretto dalle ristrettezze finanziarie a causa della guerra con l’Inghilterra, nel 1296 violò le immunità tributarie del clero, costringendolo a pagare tributi alla monarchia francese. E’ il caso di dire che la Chiesa, sconfitti gli Svevi e alleatasi con gli Angioini, cadde dalla padella nella brace!


Bonifacio VIII, il papa dei Vespri, reagì con una bolla, la Clericis laicos, nella quale vietava ai poteri laici di esigere tributi dal clero senza autorizzazione della Santa Sede e al clero stesso di pagarli. 
A questa prima bolla papale ne seguirono altre due: la Ausculta Fili, in cui Papa Bonifacio ammoniva il re, e una terza, la famosa Unam Sanctam, un concentrato di teologia agostiniana,  in cui egli affermava che solo alla Chiesa spettano le due spade del potere spirituale e temporale. A questa bolla, il Papa fece seguire la scomunica del re e lo scioglimento dei sudditi dal giuramento di fedeltà alla sua persona.


Filippo il Bello non rimase certo a guardare. Il re e gli Stati Generali da lui convocati dichiararono  illegittimo Papa Bonifacio e deliberarono un Concilio a Lione di fronte al quale egli doveva presentarsi. Come se non bastasse, molte potenti famiglie dell’Italia centro-meridionale, tra cui i Colonna, furono sobillate contro il Papa. 
Nel 1303, milizie guidate da Giacomo Sciarra Colonna e da Guglielmo di Nogaret fecero irruzione nel palazzo papale di Anagni per arrestare il Papa, il quale si prese il famoso schiaffo dal Colonna senza batter ciglio. Il Papa fu liberato pochi giorni dopo dal popolo di Anagni insorto contro i miliziani, ma lo stress e l’umiliazione furono fatali a Bonifacio: egli morì qualche giorno dopo.  L’episodio di Anagni e la morte di Bonifacio ebbero come conseguenza immediata la sottomissione del papato al controllo della monarchia francese, la quale determinò, negli anni seguenti, la scelta di sette pontefici francesi e fece trasferire la sede papale ad Avignone, dove i papi dimorarono per circa settant’anni, dal 1305 al 1377.



Mentre ai piani alti ci si azzuffava a colpi di bolle, di schiaffi, di papi ed anti-papi per l’affermazione della propria autorità, che cosa succedeva ai piani bassi, in una piccola diocesi come Carinola
Ci si arrangiava come si poteva. Trascurate come erano dai poteri alti, ogni diocesi era praticamente lasciata a se stessa. I papi, più che ai doveri pastorali, si dedicavano alla politica. Prima di Avignone erano impegnati a fronteggiare la monarchia francese; dopo Avignone erano troppo lontani per intervenire in tempo in quello che succedeva in Italia. La vita delle piccole diocesi era senz'altro difficile e i vescovi venivano usati come soldataglia per l'affermazione di un papa su un anti-papa e viceversa.


Quando la Sede papale fu trasferita in Francia nel 1305, vescovo di Carinola era Giovanni. Fu nominato vescovo di Castro nel 1321 da Papa Giovanni XXII, ma Giovanni, già molto anziano, rifiutò di trasferirsi, disobbedendo al volere papale. Giovanni mori infatti poco tempo dopo e la sede vescovile di Carinola rimase vuota. 
Da Avignone, la nomina del nuovo vescovo non arrivava e allora il Capitolo della Cattedrale di Carinola si elesse un nuovo vescovo nella persona di Pietro Borbelli, francescano. Si aspettava la conferma del papa su questa decisione del Capitolo e invece arrivò un trasferimento. Dopo solo quattro anni, il Pontefice  operò un intrigante scambio, non si sa per quale motivo: il vescovo di Carinola fu trasferito alla Diocesi di Valva-Sulmona, dove rimase fino al 1333 anno della sua morte, mentre il Vescovo di Valva-Sulmona, Nicolò, fu mandato a Carinola. 
Nicolò tornò però a Valva nel 1333, alla morte di Pietro. Quello stesso anno fu nominato vescovo di Carinola il monaco agostiniano Bonagiunta, forse su suggerimento degli agostiniani che vivevano a Carinola, come afferma don Amato Brodella, (pag. 74) per evitare gli inconvenienti causati da un vescovo vivente fuori sede. 

Bonagiunta fu il vescovo che diede l’assenso alla costruzione del monastero di S. Anna de Aquis Vivis a Mondragone, stipulando con i monaci benedettini un’ interessante convenzione.

Diversi altri furono i vescovi di Carinola del periodo avignonese e tutti  subirono gli umori dei papi e della loro politica, che concedeva loro serenità o agitazione in base alla loro adesione alla politica papale. Come il vescovo Marino che, a causa della sua adesione all’obbedienza dell’anti-papa Clemente VII,  fu spostato, senza tregua, da una sede all’altra finché morì a Taranto nel 1384.
Ultimo vescovo del periodo avignonese fu Giuliano,  vescovo   di Stefania (o Stefaniaco) in partibus infedelium, titolo onorifico di una diocesi non più esistente perché si trovava in territorio non più cattolico. Egli fu trasferito a Carinola nel 1365
Giuliano, che aderiva all’obbedienza dell’antipapa Clemente VII, passò poi all’obbedienza del Papa legittimo Urbano VI
La reazione di papa Clemente fu immediata: nominò come suo vescovo di Carinola Matteo di Melfi, con Giuliano ancora in vita, e ordinò al vescovo di Cosenza e all’arcivescovo di Corfù di deporre Giuliano. Ma i due non vi riuscirono e solo alla morte di Giuliano, nel 1388, Matteo prese possesso della sede episcopale calinense.





Alcuni testi consultati

Brodella don Amato – Storia della Diocesi di Carinola – Marina di Minturno, 2005
Cappelletti Giuseppe – Le chiese d’Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni – vol. 20 - Venezia, 1866
De Rosa Gabriele – Età Medievale – Bergamo, 1990
Ughelli Ferdinando – Italia Sacra - vol. VI- Venezia, 1720








martedì 24 dicembre 2013

Natale 2013

Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di
Ii IImmagine di Marisa Galiani
Natale. Guardo il presepe scolpi
Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l'asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v'è pace nel cuore dell'uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c'è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?
 (Salvatore Quasimodo)

BUON NATALE DI PACE E GIUSTIZIA

giovedì 14 novembre 2013

Un carinolese pellegrino in Terra Santa




Copertina del volume di Padre Michele Piccirillo

Ho incontrato il Notaio Nicola – scrive Padre Michele Piccirillo – leggendo i documenti riguardanti la storia della missione dei Francescani in Terra Santa, iniziata nel 1217 con l'arrivo in Oriente dei primi frati, seguiti nel 1219 dal fondatore dell'Ordine, Francesco d'Assisi. 
Nel volume V della Biblioteca Bio-Bibliografica della Terra Santa, dedicato agli anni 1346-1400, lo storico francescano Padre Girolamo Golubovich riporta tutti i passi del diario del Martoni nei quali il Notaio ricorda le Case e le Chiese dei Frati Minori incontrate durante il suo pellegrinaggio: a Gerusalemme nella Basilica del Santo Sepolcro sul Monte Sion, a Betlemme nella Basilica della Natività, nei porti di Beirut, di Rodi, di Famagosta, a Nicosia, a Negroponte, a Patrasso. L'itinerario del Martoni – scrive Padre Girolamo -  è senza dubbio uno dei più preziosi documenti del XIV secolo; e per la storia dell'Oriente francescano contiene non pochi dati interessanti.”

Conoscendo Padre Michele, posso immaginare la sua emozione nel trovarsi di fronte ad un suo concittadino del Medioevo pellegrino in Terra Santa, ma posso anche immaginare la sua arguta, nonché brillante ironia.

Padre Michele, non perse tempo e si mise alla ricerca del diario del Martoni. Grazie ai riferimenti dello studioso Lèon Le Grande, trovò una copia del diario nella Biblioteca Nazionale di Parigi, dove era custodita.

E così accanto ai più famosi diari di pellegrinaggio medioevale lasciatici dal Pellegrino di Burdigala (Bordeaux) nel 333 d.C., dalla Pellegrina Egeria, nel 381-384 o 400 d.C., e da Pietro l’Ibero, 477 d. C., possiamo aggiungere anche il diario (1394-1395) del nostro concittadino, il notaio Nicola De Martoni, il quale fornisce agli storici e agli studiosi tantissime informazioni.


Ma chi era questo nostro concittadino del medioevo? Lo dice lui stesso nel suo diario. Era un notaio di Carinola della famiglia de’ Martoni. Aveva una moglie, Costanza, da cui aveva avuto dei figli,  prematuramente scomparsi. Suo fratello era arcidiacono della Cattedrale di Carinola in cui  i de’ Martoni avevano una cappella dedicata a S. Caterina d’Alessandria, patrona della famiglia, e la tomba di famiglia. Il notaio aveva voluto fare questo pellegrinaggio per pregare sul Santo Sepolcro e visitare i luoghi in cui si era svolta la vita di S. Caterina.


Il diario del notaio Martoni, oltre ad essere un brillante esempio del passaggio della lingua latina al volgare, è un documento storico interessantissimo anche per noi carinolesi perché  confronta i luoghi che visita con luoghi del carinolese, ancora esistenti e non più esistenti, lasciandoci delle testimonianze molto precise.


Quando visita la chiesa della Santa Croce a Gerusalemme, la paragona alla cattedrale di Carinola, dicendo: “Quella chiesa è larga e lunga quasi come quella di Carinola”. A Betlemme i mosaici dell’abside della Basilica della Natività, raffigurante  “la Vergine con il suo  Figlio diletto il quale si trova al centro”, gli ricordano quelli della Chiesa di San Bernardo a Carinola, la cui abside era evidentemente mosaicata. A Rodi, invece, descrive la Chiesa di Sant’Antonio  e vede “lungo il perimetro, 51 sepolture ad arco con cupole come quelle di San Matteo di Carinola”. Oggi la chiesa di San Matteo a Carinola non esiste più, ma grazie a questa descrizione, sappiamo che fungeva anche da luogo di sepoltura ed in essa probabilmente le famiglie più in vista avevano le loro tombe.


Paragona più volte le montagne che vede nel suo viaggio al Monte Massico. Nei pressi di Trapani scrive: “io Notaio Nicola osservai bene perché si vedeva una grande montagna, come il Monte Massico della città di Carinola”. Anche in Turchia i monti che vede dal mare gli ricordano il Massico per cui scrive "monti alti come il monte Massico”. Nei pressi di Corfù invece, vedendo una torre sulla montagna, scrive “come se fosse tre volte la torre del castello di Carinola”. A Cos, che è “grande, stimo, come Carinola o quasi”  la laguna che vede è “grande forse un terzo del lago di Carinola”. Ad Alessandria  d’Egitto invece scrive: ci sono due monti eretti artificialmente con letame e immondizia delle strade e delle case, monti che distano due miglia l’uno dall’altro. Su uno di essi, che è più alto della collina di S. Arcangelo di Carinola, c’è sulla sommità una torre, e siccome il monte cresce in altezza per il letame e i rifiuti, così cresce la torre che viene progressivamente ricostruita. E ciò si fa di proposito, così che i naviganti possano individuare e riconoscere la città da lontano, perché essa sta in un luogo basso e piano”

Il nostro concittadino del medioevo risulta essere un tipo abbastanza simpatico, pieno di ironia e  vivacità. Le sue descrizioni degli avvenimenti risultano molto divertenti, anche quando le circostanze sono abbastanza drammatiche. Egli non cita solo i luoghi del carinolese, ma anche Sessa, Teano, Rocchetta, Capua e, come dice padre Michele, intraprende questo pellegrinaggio con il cuore rivolto a casa. E la sorte vuole che, dopo un anno di viaggio, Nicola non trovi più sua moglie ad aspettarlo, perché morta circa un mese prima. 
Ci fa un po’ tenerezza quest’uomo che per fede intraprende questo pellegrinaggio e, ritornando, trova la casa vuota degli affetti familiari. Ma noi carinolesi del terzo millennio non possiamo che essergli grati per la testimonianza che ci ha lasciato.
cdl








 Dal libro di p. Michele Piccirillo - Io notaio Nicola De Martoni - Custodia di Terra Santa, 2003


mercoledì 13 novembre 2013

I pellegrinaggi medievali e la sosta di Foro Claudio







Il pellegrinaggio cristiano conobbe il suo periodo d’oro nel Medioevo, periodo in cui si avvertiva fortemente il rapporto con il soprannaturale ed il mondo terreno era considerato il riflesso di quello spirituale. Intraprendere un pellegrinaggio rappresentava un modo per avvicinarsi alla divinità, caricando di senso spirituale la propria esistenza per raggiungere la salvezza dello spirito.

La storia del pellegrinaggio cristiano vede tre mete fondamentali: Gerusalemme, meta sacra per eccellenza, dove Gesù Cristo aveva compiuto la sua missione di salvezza dell’uomo; Roma, città del martirio degli apostoli Pietro e Paolo; Santiago di Compostela, che ospita la tomba dell’apostolo San Giacomo il Maggiore. Qualcuno aggiunge anche una quarta meta, Costantinopoli, dove erano custoditi i segni della Passione e morte di Cristo, ma erano le prime tre ad avere la supremazia su tutte le altre. 
Gerusalemme e Roma conobbero epoche di sviluppo a partire dal IV secolo d.C. mentre Santiago di Compostela si sviluppò solo verso il X secolo.


I pellegrinaggi verso la terra di Gesù iniziarono molto presto, probabilmente subito dopo l’editto costantiniano del 313. I primi documenti a nostra disposizione, interessanti diari di viaggio di due pellegrini, risalgono l'uno al 333 d.C., il diario del Pellegrino di Bordeaux, e l'altro al  384 circa, il diario della Pellegrina Egeria. Conobbero poi un certo rallentamento tra il VII e il X secolo a causa delle incursioni barbariche che interessarono l’intera Europa, ma neanche allora si fermarono del tutto.  

Inizialmente, il cammino verso Gerusalemme era affrontato da uomini di grande spiritualità, animati da fervore religioso e forte sentimento ascetico. Solo persone di tale caratura, infatti,  potevano affrontare un viaggio difficilissimo, per fatica e pericolosità, attraverso luoghi non ancora addomesticati dall’uomo. Essi lasciavano la vita familiare e i loro beni per andare in Palestina e seguire la via indicata dal Cristo,  unendosi a comunità cenobitiche che si erano formate già dal III secolo. Più tardi, uomini di ogni classe sociale cominciarono a dirigersi verso Gerusalemme, per voto, per chiedere una grazia o semplicemente per un proprio bisogno spirituale. 
Dopo aver ricevuto solennemente dal sacerdote la benedizione, il bastone, la bisaccia e le insegne del pellegrinaggio (conchiglia, croce e palma, segni di penitenza), si incamminavano verso la loro meta, che raggiungevano via terra o  via mare. In Italia, Brindisi era il porto da cui molti pellegrini si imbarcavano per la Terra Santa, dopo la tappa di Monte S. Angelo. Non mancavano le donne. 
Esse ebbero un ruolo fondamentale durante i pellegrinaggi  medioevali verso la Terra Santa, a cominciare dalla madre dell’imperatore Costantino, Elena, la quale recuperò molte reliquie cristiane e ricostruì  un itinerario religioso per chi avesse voluto ripercorrere i luoghi della nascita, morte, sepoltura, resurrezione e ascensione di Gesù Cristo


La storia dei pellegrinaggi è strettamente collegata al popolamento di zone in cui passavano le strade battute dai pellegrini e, come scrive la studiosa Gabriella Piccinni, “ogni centro di culto e preghiera, a sua volta, diventava sede di un mercato o di una fiera, di locande e taverne. Nacquero in questo modo interi villaggi”. La verità di questa affermazione l’abbiamo sotto i nostri occhi, a Ventaroli, o per meglio dire Valledoro, l'antica Forum Claudii, luogo in cui sorge la Basilica di Santa Maria De Episcopio
La Basilica fu costruita proprio nelle vicinanze di una strada medievale percorsa da pellegrini, che si dirigevano verso Brindisi per imbarcarsi, e la scelta di costruirla in quel luogo non fu sicuramente casuale. Probabilmente fu costruita proprio per essere inserita in un sistema di soste da offrirsi ai pellegrini lungo l’itinerario dei pellegrinaggi. Forum Claudii divenne quindi tappa di sosta per moltissimi pellegrini i quali, oltre a rinfrancare lo spirito nella basilica, potevano usufruire di un mercato giornaliero per le loro spese e di un hospitalium che si trovava a Carinola, presso l’Annunziata, a circa due miglia. Il nome stesso di “Forum” non è altro che la latinizzazione del nome volgare "mercatu", e nei documenti medievali il luogo viene indicato come “ad illu mercatu”
Quello che oggi noi carinolesi consideriamo come importanti testimonianze storiche, senza tuttavia avere una corretta visione d’insieme della funzione del loro ruolo, erano invece parte di un sistema economico e sociale che aveva la sua origine nei pellegrinaggi medievali. 
Prima ancora che Carinola fosse fondata e divenisse una contea, Forum Claudii era inserita egregiamente nel sistema socio-economico del tempo.
 cdl



Testi consulti
AA. VV – Il Pellegrinaggio – Milano, 1997
Cardini Franco – Il Pellegrinaggio- Vecchiarelli, 1996
De Rosa Gabriele – Età Medioevale - Bergamo, 1994
Oursel Raymond – Pellegrini del Medioevo. Gli uomini, le strade, i santuari – Milano, 1978
Piccini Gabriella – I mille anni del medioevo – Milano, 1999
Piccirillo Michele – Alliata Eugenio - Mount Nebo - Jerusalem, 1998

venerdì 2 agosto 2013

L' Episcopio Segreto



L' Archeoclub di Carinola inizia la sua attività di tutela e salvaguardia del patrimonio storico-artistico carinolese con questa bellissima iniziativa a cui non si può assolutamente mancare. 
Invito tutti i cittadini, i giovani e gli amici interessati a godersi, senza fretta, questa speciale serata che ci permetterà di riscoprire le bellezze del nostro territorio, delle quali siamo chiamati ad essere i custodi.
                                                                                          c.d.l.